Astronauti

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Aerospaziale
Scritto da Patrizio C. Casiraghi   
Giovedì 17 Settembre 2009 12:35

500, o meglio 450 uomini e 50 donne. Chi sono? Sono coloro che hanno volato e volano nello spazio al momento di scrivere queste righe. Ovviamente il numero aumenterà presto con la prossima missione spaziale di una Soyuz o di una navetta spaziale. Per alcuni sono pochi privilegiati, per altri sono troppi. In ogni caso quei 500 hanno realizzato ciò che per molti è e resterà un sogno.

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Eppure andare nello spazio non è poi così impossibile. Basta avere i requisiti richiesti dalle agenzie spaziali della propria nazione e già siamo a buon punto. In Italia poi c'è la fortuna di poter fare ben due concorsi, ovvero quello per l'Agenzia spaziale Italiana o quello dell'Agenzia Spaziale Europea. Ma quali requisiti occorrono? Ovviamente essere in buona salute. Per il lato fisico generalmente sono validi gli standard fisici per accedere alle accademie aeronautiche o militari in genere. Avere esperienze di volo, anche qui ben specificate nei bandi di concorso, quindi i piloti professionisti sono avvantaggiati, infine avere la laurea, per chi non avrà poi un incarico di pilotaggio, laurea ovviamente in discipline scientifiche o mediche. Già un curriculum minimo è di tutto rispetto, ma poi occorre passare anche sotto il filtro degli psicologi, perché non si può lasciare pilotare un veicolo spaziale a persone prive di equilibrio mentale. Questo è anche uno dei motivi per cui chi vola nello spazio non è mai molto giovane, perché troppo impulsivo. Se oggi le selezioni sono molto dure, visto che periodicamente le agenzie spaziali reclutano al massimo un piccolo manipolo di candidati, un tempo i criteri di selezione erano molto diversi.

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Nell'URSS si privilegiavano i giovani, facilmente spendibili a causa della loro gioventù. I piloti più navigati si guardavano bene dall'offrirsi volontari se in cambio non ottonevano vantaggi e per altro, più navigati dei giovani, sapevano che sarebbero stati chiesti loro sacrifici aggiuntivi a quelli che già dovevano sopportare normalmente.
Negli USA si cercava invece personale a basso costo e fu subito trovato tra i piloti collaudatori e quelli che combattevano sui cieli della Corea. Erano già pagati per volare e restavano inquadrati nei corpi di provenienza, svolgendo svolgendo incarichi speciali. Il numero di volontari fu maggiore del previsto. Molti si offrivano perché in quelperiodo, i primati aeronautici erano notizie da prima pagina e questi piloti adoravano l'idea di farsi un nome primeggiando in quello che era il loro campo: volare, non importa dove. Infatti pochi di loro agognavano al volo spaziale in sè stesso e molti si offrirono senza avere nemmeno delle basi solide di astronomia. L'importante era volare più veloce, più in alto e più lontano di chiunque altro. Il livello culturale dei primi trasvolatori dello spazio era piuttosto scarso, ma questo comunque li rendeva spendibili.

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Con il tempo però i reclutatori d'astronauti iniziarono ad acquisire esperienza e si resero conto del tipo di persona che occorreva, a seconda anche della mansione che sarebbe stata chiamata a svolgere nello spazio. Gli astronauti piloti erano certamente gente preparata e disposta a studiare argomenti scientifici che sarebbero poi stati sviluppati nello spazio, ma la complessità degli esperimenti alla fine costrinse a mandare nello spazio anche persone che non erano così pratiche di volo, ma molto competenti negli esperimenti da svolgere e nacque la figura dello specialista di missione o del carico, ecco perché la diversità fra i bandi di concorso degli astronauti piloti e degli specialisti.

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Anche se i 500 sono dei privilegiati, restano esseri umani. L'immagine dell'astronauta superuomo è quella dell'eroe che si trascina da tempi immemori e che si è evoluta nel tempo, passando dal cavaliere medioevale al comandante di vascello per finire con il pilota d'aereo del primo conflitto mondiale, figura quest'ultima che si è evoluta nell'intrepido esploratore dei cieli, nell'astronauta della fantascienza degli Anni d'Oro, nel comandate di jet passeggeri e militari ed infine nell'astronauta vero e proprio, o nel cosmonauta, o nello spazionauta, o nel taichonauta a seconda della nazione. Questa è l'immagine della propaganda, quella che i media spesso osannano o cercano di demolire a seconda dell'occasione, dimenticando che essi sono e restano esseri umani e che spesso non sognano quella notorietà da VIP che viene cucita loro addosso. Gli esempi della loro umanità, nel bene come nel male si sprecano e non è il caso di riportarli qui. Ma perché c'è bisogno di loro nello spazio? Cosa spinge l'umanità a spedire veicoli ed esseri umani in un ambiente così apparentemente lontano ed ostile?
Il primo impulso fu quello della pura esplorazione. Il desiderio d'osservare da vicino ciò che anche ai telescopi comunque appariva lontano e misterioso. Ovviamente tutti i pionieri del volo spaziale puntavano al volo umano nello spazio. Puntavano all'eccellenza.

 

Per discuterne insieme rimando al post sul forum "Astronauti"

 

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