Le missioni Apollo 1 |
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| Aerospaziale |
| Scritto da Patrizio C. Casiraghi |
| Giovedì 17 Settembre 2009 10:43 |
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Volare sulla Luna è stato, è e sarà ancora un sogno per molto tempo, ma per alcuni uomini è stato realtà. Il programma Apollo è quello che ha permesso che ciò accadesse e per la grande storicità dell'evento si è pensato di dedicare una parte solo a questo, alla capsula ed al missile che lo ha reso possibile.
Ma non si può iniziare questa parte senza comunque uno sguardo ai motivi che lo hanno reso possibile. Motivi politici inseriti in quel grande scontro mondiale chiamato Guerra Fredda, che vedeva gli USA da una parte e l'URSS dall'altra. Lo spazio era uno dei terreni di scontro e la Luna un obiettivo assai prestigioso. Mentre la Luna sovietica andrà in contro al fallimento, quella statunitense procederà decisa.
Mentre procedono gli studi, numerose sonde spaziali sbarcano sulla Luna per verificare la compattezza dei terreni lunari e verificare in posto eventuali problemi dovuti al terreno ed alle condizioni ambientali. Alla fine la configurazione finale diventa quella di un grande missile a tre stadi. Nell'ultimo è contenuto il modulo lunare, inizialmente chiamato LEM (Lunar Excursion Module), poi semplicemente LM, sopra al qualle c'è la capsula Apollo con il suo modulo di servizio. In cima a tutto il razzo d'emergenza, che deve sganciare ed allontanare la capsula in caso di problemi al missile, il Saturno V. Per l'assemblaggio finale del Saturno V la NASA realizza un grande ed edificio che funge anche da ricovero per il missile in caso di maltempo. Uno speciale trattore trasporta rampa e missile alla postazione di lancio.
La potenza dei cinque propulsori principali del missile è tale che alla prima accensione di collaudo le vibrazioni vengono captate anche da sismografi sparsi per tutti gli USA. Tali vibrazioni inaspettate costringeranno i progettisti a rivedere la sagomatura degli ugelli dei razzi, per evitare pericolose vibrazioni al missile stesso e renderli più efficienti. Come ogni missile a più stadi, ognuno ha il compito di sollevare tutto il complesso fino ad una determinata quota e velocità. Il terzo stadio però è l'unico che deve essere spento e riacceso. Infatti, raggiunta l'orbita terrestre, il razzo d'emergenza viene attivato e si allontana liberando la capsula Apollo. L'equipaggio effettua tutti i controlli del caso, quindi riaccende il propulsore del terzo stadio per raggiungere la velocità necessaria ad allontanarsi dalla Terra. Dopo che la caspula ha catturato il LM vengono attivati i propulsori per il barbecue, il passive thermal control PTC, una rotazione dell'intero veicolo per non esporre sempre lo stesso lato al calore del Sole ed al gelo dello spazio. Il viaggio durava circa tre giorni e talvolta era necessario impartire delle correzioni di rotta. L'ultima correzione avveniva per favorire l'ingresso in orbita lunare. Una volta in orbita lunare, due dei tre membri dell'equipaggio s'imbarcavano sull'LM mentre il terzo attendeva in orbita con la capsula Apollo. L'LM si sganciava, apriva le quattro zampe per l'atterraggio (fino a quel momento erano ripiegate per non occupare troppo spazio nel Saturno V), quindi iniziava la manovra d'atterraggio.
I propulsori, a differenza di quanto la fantasia o un ragionamento empirico potrebbero pensare, non scavarono crateri al momento dell'atterraggio, però spostarono molta polvere che però non si sollevò nelle classiche volute terrestri per via della mancanza d'aria. Le zampe dell'LM non erano ammortizzate. Al loro interno c'era una struttura a nido d'ape a rottura programmata, erano però anche estrememente leggere e fragili, tanto che non potevano sostenere il peso dell'intero veicolo sulla Terra, ma sulla Luna con la gravità ad un sesto di quella terrestre e gli speciali ammortizzatori, questo non fu un problema.
Per discuterne insieme rimando al post sul forum "Le missioni Apollo" |
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